Virilità femminile: la Minoica Dea dei Serpenti seduce il mondo


Elegante ed attrattiva, la “Dea dei Serpenti” mette in mostra tutta la sua femminilità attraverso quelle caratteristiche solitamente attribuite al sesso maschile: forza e virilità.

La statuetta di ceramica, alta cica 34 cm e datata 1600 AC, venne trovata (frammentata) nel 1903 dall’archeologo inglese Sir Arthur Evans nella camera sotterranea del tesoro del santuario centrale del palazzo di Cnosso (Isola di Creta).

La Dea, che appare come una donna magra ed al contempo sinuosa, indossa una lunga gonna a sette balze, ognuna composta da una serie di tasselli colorati. Sopra la gonna, vi è una sorta di grembiule color bronzo, supportato da un corpetto. La statuetta, raffigurata in posizione eretta con le braccia rivolte verso l’alto, stringe tra le mani due serpenti. La Dea, che copre pudicamente le sue spalle con una mezza manica, sembra non avere problemi a mostrare le carni del suo prorompente seno, sostenuto dal corpetto. Vista la grande quantità di referenze trovate in altre statuette, affreschi, e quant’altro, si ritiene che nella cultura Minoica i corpetti avessero un particolare significato rituale. Le carni di seno e braccia della “Dea dei Serpenti” sono di un bianco candido, mentre il colore del suo viso è tendente al marrone-dorato. Sopra ai capelli corvini, indossa un cappello sormontato da un gatto. Collo, testa, cappello e gatto sono delle ricostruzioni (che hanno creato opinioni fortemente discordanti tra gli studiosi) , probabilmente basate sulle altre statuette di Dee dei Serpenti trovate durante gli scavi.

I serpenti, il gatto, i capelli neri ed il trucco degli occhi, suggeriscono una connessione con la cultura egiziana. Secondo gli Egizi i gatti erano animali sacri associati all’amore, alla fertilità ed ai giorni di festa. I, proprio come i faraoni, erano considerati importanti nella vita dell’aldilà: i loro corpi venivano infatti mummificati, bendati con fasce di lino e i loro musi coperti da maschere di bronzo. Infine, venivano messi in sarcofagi a forma di “gatto seduto”. I serpenti, di contro, simboleggiavano la distruzione al servizio dell’imperatore. Difatti, venivano solitamente posti in cima alle maschere ed i capelli reali per avvelenare i nemici. Interessante, inoltre, sapere che per gli Egizi l’oltretomba era un luogo popolato da serpenti, simbolo del Caos.

IL SERPENTE SIMBOLO DI FEMMINILITÀ


La figura del serpente è utilizzata in molteplici opere letterarie, religiose e mitologiche, come simbolo di femminilità e persuasione. Ad esempio, la Gorgone della mitologia greca, Medusa, viene descritta da Ovidio come una bellissima donna con serpenti velenosi al posto dei capelli (il parallelo tra la teoria Freudiana dei feticci sessuali e il mito di Medusa è lampante). La Gorgone era in grado di trasformare in pietra tutti gli uomini che la guardavano negli occhi, catturati dal suo charme. Belle, attraenti ed al contempo terrificanti. Che la Dea dei Serpenti e Medusa siano in qualche modo connesse?

Un’altra opera degna di considerazione, in questo contesto, è senza alcun dubbio il Paradiso Perduto di J. Milton. Notate come il serpente e la donna sono descritti nelle seguenti strofe:

. . . thus the Orb he roam’d
With narrow search; and with inspection deep
Consider’d every Creature, which of all
Most opportune might serve his Wiles, and found
The Serpent suttlest Beast of all the Field.
(82-86)
Such Pleasure took the Serpent to behold
This Flourie Plat, the sweet recess of Eve
Thus earlie, thus alone; her Heav’nly forme
Angelic, but more soft, and Feminine, . . .
(455-458)

Nella prima strofa, che è una chiara citazione dal libro della Genesi, la figura del serpente è illustrata come la creatura più subdola dell’intero creato. Questa connessione ci fa sorgere un interrogativo: le religioni moderne stanno forse cercando di offuscare qualche tratto spirituale ed intellettuale di epoche passate, come quelli della società Minoica? Tratti, in qualche modo, riconducibili ad una conoscenza più “genuina”?

TentatriceLa seconda strofa, invece, si focalizza sulla donna, sul suo corpo e sul Femminino. La donna è presentata come una figura prettamente carnale ed oziosa. Nell’opera di Milton, svariate referenze sul seno come simbolo sia di desiderio che di allattamento e maternità, suggeriscono una connessione con il concetto di fertilità. Stando a quanto ipotizzato da alcuni studiosi, anche il seno nudo della “Dea dei Serpenti” potrebbe richiamare lo stesso concetto. A mio avviso, quest’ipotesi è da scartare in quanto la statuetta è fortemente caratterizzata da virilità ed arguzia (in opposizione all’inattività ed ingenuità dell’Eva Miltoniana). La Dea Minoica doma il serpente (attiva); Eva, di contro, si lascia incantare (passiva). Un’interessante teoria riguardo il concetto di fertilità è avanzata da C. Witcombe, secondo il quale:

This interpretation remains as a mostly spiritual supposition and cannot be taken as a obvious parallel. Despite it, this blood related notion strongly suggests a connection between the “Snake Goddess” and sacred rituals. Does she have a central position within the spiritual and religious sphere? May she be a priestess rather than a Goddess?

IL CULTO DELLA GRANDE MADRE

Ciò che può essere dichiarato per certo è che nessun opera dell’arte minoica presenta la donna come una levatrice; questo non vuol dire però che la donna non conducesse attività domestiche e pratiche materne. Nel ventesimo secolo, la riscoperta del culto della Dea, ha portato alla celebrazione della Grande Dea e del Femminino, che la Dea dei Serpenti probabilmente incarnava. Il “White Moon order”, un eclettico ordine internazionale di donne provenienti principalmente dagli Stati Uniti, riconosce la “Dea dei Serpenti” come la Grande Madre ed, in suo onore, ha creato una cerimonia per risvegliare la Dea Minoica attraverso un bagno rituale con preghiere a lei dedicate.

La “Dea dei Serpenti” è certamente una figura contrastante. Questi contrasti, legati alle carismatiche ed affascinanti abilità della donna Micenea, sono principalmente incarnati dal paradigma virilità-femminilità, rappresentato da molteplici aspetti: la delicatezza della sua pelle, contrastata dal vigore delle sue braccia; l’eleganza del suo vestito sopperita dalla spudoratezza del suo seno nudo; il rinnovamento simboleggiato dai serpenti supplito dalla morte simboleggiata dal gatto seduto; la grazia di un corpo snello, minacciata dalla tentazione di un corpo prosperoso; l’incitamento all’istinto sessuale tenuto a bada da due velenosi serpenti.

Simboli, questi, che ci fanno pensare alla venerazione di una divinità femminile in una società matriarcale (o ancor più probabilmente matrilineare), nella quale la donna era percepita come la personificazione del mondo spirituale. Un’astuta detentrice del potere edonistico.

L’enigmatica seduttrice Micenea è conservata al Museo Archeologico di Herakleion (Isola di Creta, Grecia).

Opere citate

  • Witcombe, Christopher L.C.E. “Minoan Snake Goddess” 2000. Art history resources. Web. 15/02/2013. .
  • Forman, Kevin Brent. “Art history through the 15th century.” 2013. Academy of Art University. Web. 12/02/2013. .
  • Benne, Melissa. “Breathing New Life Into Old Art: The Minoan Snake Goddess Meets the Internet” 2011. Drury University. Web. 17/02/2013. .
  • Drahman, Tess. “The Role Of Women in the Minoan Culture Through Art”. Sweet Briar College. Web. 12/02/2013. < http://sbc.edu>.
  • Ravenwings, Morgana. “The Minoan Goddess”. The White Moon order. Web. 16/02/2013. .
  • “Animali e divinità”. Antico Egitto di Iside. Web. 16/02/2013. .
  • Roveretto, Massimiliano. “La questione del feticismo in Freud.” PhD thesis. Università degli Studi di Trieste, Dipartimento di Filosofia, 2008/2009. Pdf file.
  • Milton, John. “Paradise Lost”. Book IX (82-86/455-458). 1918. The University Press. Print.
  • La Sacra Bibbia (Genis 3:1). Ed. La Società Biblica Britannica e Forestiera, 1877. Print.
  • oxboxer. “Snake Goddess” 2012. Web. 21/03/2013.
  • Hastings, Levi. “Minoan Snake Goddess” 2010. 8 x 10 watercolor
  • Rotondo, Mirta. “Tentatrice” 2011. Digital Art on canvas from “Senomenale” exhibition.

Saggio di Mirta Rotondo. Professor Kevin Brent Forman. LA 120 OL1. Academy of Art University (San Francisco, CA).